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Un filo rosso, più che rosa, la storia delle donne cilentane, dal ruolo familiare al ruolo sociale, nel volgere dei decenni. Questo il tema, questo l’approccio scelto dall’Associazione Progetto Centola,con l’evento che ha avuto luogo la sera del 21 Dicembre 2015, presso la sala Museo.

Dopo le recenti, lodevoli, iniziative dedicate alla “Grande Guerra” e all’ Emigrazione, in una prospettiva cilentana, o, meglio ancora, del territorio del Comune di Centola, l’Associazione ha dunque scelto, con l’esame del mondo femminile nella sua evoluzione storica, sociale e culturale, un tema di grande impatto, chiaramente trasversale e intrecciato con quelli delle guerre e delle emigrazioni – eventi che costrinsero le donne a sostituire gli uomini assenti, a volte per sempre. Una sostituzione non priva di effetti permanenti sul ruolo sociale della donna, sulla sua considerazione e, non ultimo, sulla propria auto-considerazione. Ma in definitiva la storia delle donne, nella sua dimensione cilentano / centolese, si intreccia con tutti i temi affrontati finora. Un filo rosso, appunto, che, a detta di più intervenuti, richiederà approfondimenti e nuove occasioni, considerata la rilevanza permanente dell’argomento, nelle sue cento sfaccettature.

Come ha detto in apertura il Presidente dell’Associazione Progetto Centola, Ezio Martuscelli, la serata è stata fortemente voluta da Maria Antonia Cammarano, curatrice principale del Calendario 2016, presentato durante la serata e dedicato a immagini storiche di donne di tutto il territorio comunale, viste in momenti significativi dei loro lavori e della loro vita, spesso di estrema, ineludibile, fatica. Immagini e volti che danno un’idea immediata della evoluzione, lenta ma irreversibile, della vita e dei costumi. Martuscelli ha voluto ricordare, tra le altre, la figura unica di Peppina Palumbo (Pippina r’ paparella), la portatrice di acqua. Persone che solo in occasioni come questa escono per un momento dall’oblio.

A seguire, Raffaele Riccio ha mostrato un filmato amatoriale, girato da un soldato americano di seconda generazione, sui luoghi di origine della famiglia (Rofrano Cilento). Il soldato scoprì, con sorpresa, che niente era cambiato dai ricordi remoti del padre. Tra le inquadrature, quelle di una donna che torna in paese – ovviamente a piedi – dietro al mulo che porta i panni appena lavati al fiume, e oltre ad avere in equilibrio sulla testa la “quarta” (grande brocca) piena di acqua, camminando fa la calza…       Un’ immagine allegorica che rimane nella memoria.

Il tema della serata è stato quindi affrontato dal dr. Pasquale Carella, memorialista del territorio cilentano con una presentazione gradevole, dal linguaggio diretto. Carella riconosce che la donna cilentana è stata sempre vista con l’occhio dei maschi, tenuta incolta per la storica associazione cultura/emancipazione/diavoleria. Un certo ruolo sociale lo avevano solo le mammane e le b’zzoche. Carella vede nella crisi del1861 un momento chiave : alla disillusione seguita alle promesse di Garibaldi (terra e libertà) tradite dalla storia, seguirono rivolte e ribellioni inglobate nel termine brigantaggio, spesso solo una reazione ai soprusi. Il fenomeno coinvolse, in modo diretto e indiretto, le donne. Un momento notevole della presentazione di Carella è stata la lettura della lettera di una “brigantessa”, termine fuorviante per una ragaza violata da 3 “galantuomini” (altro termine fuorviante) e costretta alla fuga in Brasile per averne uccisi “solo” due..Un documento storico e privato insieme, di grande impatto e in linea con il taglio storico sociale e culturale della serata.

L’ emigrazione coinvolse pesantemente le donne, sia quelle emigrate con la famiglia, sia quelle rimaste nei paesi a dover coprire tutti i ruoli (masculo e fimmena), in casa e nei campi : dal 1871 al 1915 intensa fu l’emigrazione. Poi, la “Grande guerra”, che vide la partecipazione di 10.000 soldati cilentani : altra forzata assenza maschile. Dopo il picco dell’emigrazione nel 1920, il Ventennio fascista rapresentò una pausa, dovuta anche alla ideologia, con una certa nuova considerazione del ruolo della donna – aggiunge Carella – e conseguente adesione femminile al regime. Carella ha mostrato quadri – di Mercadante e di Josè Ortega – rappresentativi del ruolo delle donne dell’epoca, e ha citato giochi come le “brecce”, quasi un simbolo di tenacia. Dopo la “conquista” del voto femminile (1946), l’emigrazione riprese, ma, come sottolineato, le foto degli emigranti degli anni ’50 mostrano sguardi più consapevoli e meno tragici di quelli di inizio secolo, di fronte a un cambiamento di vita comunque radicale. Carella ha concluso citando l’emigrazione interna, con lavoro in fabbrica che significò, oltre a una doppia fatica, una progressiva emancipazione economica e, faticosamente, sociale. Di conseguenza, mutavano anche i ruoli femminili in ambito familiare.

A questo tema, coinvolgente e con posizioni fatalmente contrapposte, si è riallacciato il Sindaco di Centola, Carmelo Stanziola, che, oltre ai ringraziamenti ripetuti ma sempre sinceri alle iniziative e al ruolo di stimolo dell’ Associazione Progetto Centola, ha espresso le sue forti, personali convinzioni circa il ruolo della donna in famiglia e nel sociale. Posizioni che, a detta di più partecipanti, richiederebbero un dibattito probabilmente conflittuale, più approfondito e una occasione specifica.  Il Sindaco, con l’occasione, oltre al citato Calendario – che ha il sostegno del Comune – ha presentato altre iniziative, come il libro / depliant “Palinuro”, strumento di promozione turistico – culturale di tutto il territorio comunale, ed ha ricordato iniziative quali l’illuminazione e il ripristino della pietra locale nel centro storico di Centola, oltre al restauro della Chiesa madre e alla valorizzazione delle specificità delle altre frazioni comunali : per passare, ha concluso Stanziola, “da un turismo balneare a un turismo di identità”.

Vivace ed appassionato l’intervento di Marisa Amendola, insegnante, voce e anima palinurese del Progetto Centola e co-autrice con Ezio Martuscelli dei lavori tra i più stimolanti finora prodotti (con altri previsti per il 2016). L’intervento si è concentrato sulle donne del territorio comunale, sulle  loro fatiche e dolori, legati alla perdita temporanea o definitiva di figli e mariti e alla durezza oggettiva delle loro condizioni di vita. Donne ancora giovani che sfiorivano per essere state costrette ad accollarsi duri lavori esterni (manovali, legnaiuole, contadine) in aggiunta a quelli familiari. Con una frase molto incisiva, Marisa Amendola sintetizza “Il mondo era nella mani degli uomini, ma sulle spalle delle donne”. La capacità di sopportazione di dolori e fatiche era accompagnata dalla umiliazione di essere considerate “inferiori” e dalla totale soggezione ai maschi. Non c’è letteratura sulle donne : si potrebbe commentare che “la storia la scrivono i vincitori”..                                                                               Come nel suo stile, la Amendola arricchisce i suoi interventi (e i suoi scritti) con preziosi puntuali riferimenti a fatti e persone, basati su racconti diretti e ricordi sorprendenti di anziane. Così rivivono le immagini dimenticate della contadina che avevo perso la parola per soggezione, della donna legata per ore a un albero di fico per punizione a una disobbedienza, ma anche – unica storia in controtendenza – del pescatore minacciato di percosse dalla moglie vigorosa, che si mise al sicuro e si vantava con gli amici di averla pestata a dovere…

Marisa Amendola ha considerato la serata una prima riflessione sul mondo femminile cilentano/locale, da proseguire.

Tra i momenti salienti della serata, il ricordo, meglio la “celebrazione” di Gemma Bracaloni, ostetrica storica del Comune di Centola dal 1941 : “dalla Toscana a Centola : una centolese di adozione”. L’omaggio viene presentato sotto forma di lettera, ampia e puntuale, scritta dalla figlia di Gemma alla propria figlia. Lettera letta da Silvia Mion, nipote della levatrice. Dalla descrizione della vita della nonna Gemma viene fuori uno spaccato storico stociale di grande concretezza ed interesse. Dal passaggio “storico” dalle benemerite “mammane” (citate una ad una, con le rispettive frazioni del Comune in cui assistevano donne prive di ogni altra assistenza, considerato che un solo medico doveva coprire cinque paesi e interveniva perlopiù solo nei parti con criticità) ad una ostetrica diplomata e “settentrionale” : una esperienza un pò alla Carlo Levi di “Cristo si è fermato a Eboli”, e simile a quella dell’ ostetrica del richiamato film di De Sica “Pane, amore e fantasia”.

Rievocati nella lettera (documento da conservare) i paesi dell’area centolese negli anni ’40, bellezza e miseria, disponibilità umana (“non tornavo mai a casa a mani vuote”, dice Gemma nella lettera), la rivalità poi superata con l’altra ostetrica, l’assenza prolungata di ogni struttura, la bici (altro rimando al film di De Sica) per correre ad assistere le partorienti, l’attraversare il fiume sulle spalle dei futuri padri, episodi “epici” come il falò su S. Nicola per avvisare una seconda famiglia in attesa in una casa distante, una preziosa medicina conservata in una brocca..Episodi e persone che meritavano l’omaggio della memoria, in una cornice storica che vedeva la levatrice accompagnare i neonati al Battesimo (3.000 bambini tra il 1941 e il 1975, per Gemma Bracaloni), quando le neo madri dovevano rispettare la “quarantena”, poi cancellata dal Concilio Vaticano II.

Verso la conclusione della serata, Maria Antonia Cammarano – vera ispiratrice dell’ iniziativa, come ricordato in apertura da Ezio Martuscelli – ha spiegato le motivazioni per la scelta del Calendario 2016, dedicato alle donne del territorio del Comune di Centola, nel periodo storico tra fine ‘800 e 2^ metà del ‘900. La Cammarano ha sottolineato il ruolo delle fotografie come “testimoni visivi” e ha auspicato approfondimenti specifici su donne e guerre, donne ed emigrazione, invitando tutti a ricostruire il passato della donna in queste terre, nello spirito dell’Associazione Progetto Centola.

In chiusura, Vincenzo Lamanna, medico, apprezzato poeta centolese sostenitore della poesia come salvifica della memoria, ha letto un suo intenso componimento poetico dedicato alla donna cilentana.                                            A seguire, Maria Teresa Scianni, con la sua consueta “partecipazione” ha letto una breve poesia di Andrea Luise, che – in quanto “centolese della diaspora” l’ha dedicata a tutte le donne, viste come “l’altra metà del cielo”.

Una canzone amata dalla ostetrica Gemma Bracaloni “Mattinata fiorentina” ha chiuso un serata di temi stimolanti, da riprendere : si attendono suggerimenti.

Andrea LUISE

 

L’altra metà del cielo

Fascino delle donne.

Dell’ Est

e dell’ Ovest

e di tutt’e cento

i punti cardinali.

Le donne sono

l’altra metà del cielo.

Quella con la luna.

 

Andrea Luise