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“I RAGAZZI DEL SUD, PRIMA SOLDATI E POI EMIGRANTI”

Centola, 4 novembre 2016

 

                                                                                    di Andrea Luise

 

Cantano “Vecchio scarpone” pensando alle Nike, i bambini del Coro della Scuola elementare di Palinuro, e “Il Piave mormorava” seguito da “Bella ciao”, in un recupero del patrimonio delle memorie e in una prospettiva storica che, per la loro giovane età e il passare dei decenni, riduce o annulla le distanze temporali ed ideologiche. Diretti e governati dalla mano ferma della loro Insegnante, Filomena Merola, i bambini del Coro hanno aperto la sesta giornata delle testimonianze e della  memoria su guerre e prigionia lo scorso 4 Novembre presso il Museo Comunale di via Tasso, Centola.

La Serata,  organizzata dall’Associazione Progetto Centola, con il patrocinio del Comune di Centola, in occasione della “GIORNATA DELL’UNITÀ NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE” è stata dedicata a “I ragazzi del Sud, prima soldati e poi emigranti”. Un approccio che ha saldato “fisicamente”, attraverso storie di persone che li hanno vissuti entrambi, i due temi forti della guerra e della emigrazione, cui il Progetto Centola ha dedicato molte energie e molta attenzione.

 

Come indicato dal Presidente dell’Associazione Progetto Centola, Ezio Martuscelli, la serata ha previsto due momenti : la Conferenza del Prof. Giuseppe d’Angelo, docente dell’Università di Salerno ed esperto di Migrazione, e le Testimonianze su “I ragazzi del Sud…” attraverso la voce e i ricordi dei parenti intervenuti. Il Coro dei bambini di Palinuro, come si è detto, ha aperto al serata (con l’Inno di Mameli) e ne ha concluso la prima parte, con canti sia patriottici sia sentimentali della tradizione che si definisce “popolare”.

 

Con la sua apprezzata comunicativa e l’approccio mai accademico, pur citando Joseph Roth e l’impatto economico delle guerre, il Prof. D’Angelo ha descritto con incisività il momento di “accelerazione della storia” rappresentato dalla prima guerra mondiale, il suo impatto sulla emigrazione nazionale, nonchè il rapporto spesso trascurato tra colonialismo e neo emigrazione. Di particolare efficacia la sottolineatura del nesso tra guerre ed emigrazione : i migranti diventano profughi…                                                               Durante le guerre l’emigrazione italiana  fu sospesa, con fenomeni significativi di rientri sia di connazionali allontanati dai loro luoghi di lavoro sia di gruppi ideologicamante motivati alla guerra patriottica. La conseguente disoccupazione fu “anestetizzata” dalla mobilitazione di massa. Prima di concludere, con un vibrante invito a vedere i confini non come barriere, ma come punti di contatto, d’ Angelo ha aggiunto che il fenomeno dei giovani cilentani, prima soldati poi emigranti, si è poi ampiamente ripetuto con la seconda guerra mondiale. Con ciò fornendo la cornice storica e sociale alla seconda parte della Serata.

 

Dopo i canti dei bambini, il saluto del Sindaco di Centola, Carmelo Stanziola, che ha espresso un ringraziamento non rituale al Progetto Centola, apprezzando la folta presenza stasera di cittadini palinuresi. Il Sindaco ha anticipato l’utilizzo imminente della ex- casa Canadese, a Palinuro, e l’apertura a Foria dell’Istituto Superiore Alberghiero, concludendo col ricordare i 150 immigrati ospitati nell’area comunale.

 

La seconda parte della Serata è stata dedicata ai personaggi (alle persone) che hanno vissuto le dolorose esperienze di soldato (della seconda guerra mondiale) e poi di emigrato. I dati raccolti sono il risultato da una ricerca condotta nell’intera area centolese, una ricerca che ancora una volta ha saputo stimolare la partecipazione attiva di tanti, che condividono l’obiettivo di far rivivere collegialmente memorie spesso solo private.

 

Nell’introdurre questa seconda parte, il Presidente del Progetto Centola mostra con emozione l’immagine più remota di un soldato centolese, Raffaele Stanziola che fu soldato ad Adua (1886) ed emigrato negli USA. I nipoti di molte delle figure ricordate sono in sala stasera.

 

Si inizia con Giuseppe Luise, il cui ricordo è affidato alla nipote Carmen (figlia del maestro Gerardo Luise, anch’egli presente). Del nonno allora ragazzo rivivono le fasi di guerra, la prigionia, l’incontro incredibile con un fratello a Tripoli e poi con un altro fratello alla stazione di Centola, a fine guerra (l’impatto di tali incontri era ben significativo, in tempi pressochè privi di mezzi di comunicazione..). Rivivono gli incontri tardivi tra un padre e i propri figli, e poi l’emigrazione (a Caracas, in questo caso), il ritorno al paese (Centola) nel ’54, la vita che ruota di nuovo intorno a casa, terra, bestiame. E la nascita del figlio maschio (il Gerardo citato sopra), che continua la sua ricerca su questo “eroe-del- quotidiano”.

 

Il ricordo di Giuseppe Speranza, detto “O sceriffo”, è affidato alla vivacità emozionata del figlio Luigi, che inizia ricordando le lettere inviate dal padre dal fronte greco-albanese, sulla illusione condivisa della guerra-lampo. E poi la ferita, benvenuta, che ne comporta il rientro in Italia (a Caserta). Segue l’avvio di una attività commerciale (caffetteria, poi negozio di alimentari che passerà a Nicola Greco).

Olre ai ricordi privati, riemergono le indagini dell’epoca sulla miseria (CGIL – De Gasperi), la Riforma agraria, la morsa miseria-guerra-miseria, il baratto per sopravvivere.                 A 30 anni Giuseppe Speranza emigrò, anch’egli in Venezuela, accolto – come molti altri – dall’ Impresario Gagliardi. Una caduta dal tetto ne rivela la scarsa attitudine al primo mestiere offertogli (muratore) e lo fanno promuovere sul campo rappresentante di profumi. Attraverso vicende anche esilaranti, diviene titolare di un negozio, importante con 5 figli sparsi e una moglie che ha dovuto assumere “il comando” a casa. Il figlio Luigi rievoca – con intuibile emozione – il suo primo incontro con suo padre, a 10 anni. E quindi il ritorno a Centola, nel 1962. Casa e terra, attività commerciali : ferramenta, materiali edili e…cambiavalute. Luigi chiude con un ricordo pieno di colore legato ad un cambio sballato dato a un forestiero con la Spider rossa e poi recuperato in modo carambolesco…

 

La figura di Alfonso Pace è ricordata da M. Rosaria Loschiavo, su richiesta della nipote A. Maria,che ne ha raccolto le notizie. Soldato nella seconda guerra mondiale, poi emigrato, come gli altri due fratelli, a Caracas (le sorelle rimaste a Centola). Falegname in Venezuela, poi militare (e apprezzato artigiano) in Germania, prigioniero degli Inglesi, amicizia assoluta con compaesano Donato Stanziola. Nel 1945 il ritorno a Centola, ma passando prima dal Sacro Monte, come ex-voto dei due amici. Matrimonio e ancora falegname. Di fede socialista (uno dei rari riferimenti politici in queste biografie), nel 1954 emigra in Venezuela. Falegname anche qui, subendo rovesci economici in seguito a cambiamenti politici locali, incluso il colpo di stato del 1958. Ma resiste. Ritorna a Centola nel 1971, malato di asma ma falegname, fino alla fine.

 

Ezio Martuscelli cita poi Donato Stanziola, soldato (e amico fraterno di Alfonso Pace), poi emigrato in Venezuela; Michele Vassallo (presente il figlio Mauro), soldato poi emigrato; Raffaele Iorio (presente la figlia Anna), campagna di Grecia, prigioniero dei tedeschi, poi emigrato in Uruguay, tornato a Centola nel 1959; Salvatore Ciccariello, sopravvissuto alla campagna di Russia, poi emigrato in Uruguay con tutta la famiglia (evento inusuale a quei tempi) : Ezio ricorda con soddisfazione che un erede di Salvatore Ciccariello ne ha avuto una foto (l’unica) dal Progetto Centola.

 

Il ricordo di Vincenzo Piscione è affidato al nipote Emilio che rammenta i suoi nonni, forestieri, giunti a Centola per lavoro, e poi la prigionia di Vincenzo in Sudafrica. Ritorno in patria nel 1947, matrimonio e..nuova emigrazione, benchè “solo” in Toscana.

 

La storia di Antonio Stanziola viene raccontata dal nipote, dalla guerra d’Africa alla prigionia (vista come una fortuna) in Algeria, dove apprese arabo e francese, talmente apprezzato dal “datore di lavoro” che questi gli promise in sposa la figlia…Ma Antonio rientrò a Centola, il giorno della Madonna di Pompei (specifica il nipote, legando date ed eventi a sogni e numeri significativi). Seguì matrimonio – mantenendo tuttavia contatti con l’antico datore di lavoro franco-algerino (e la figlia), tanto da far ingelosire la moglie centolese che chiese al parroco di tradurle le lettere che il marito riceveva (in francese), lettere rivelatesi innocue. E venne poi l’emigrazione nel 1954, in Venezuela, per 3 anni, cominciando a lavorare (come cameriere) già sulla nave…

 

Il Presidente dà poi la parola agli eredi di soldati / emigrati palinuresi, ricordando che mentre i giovani dell’interno erano arruolati perlopiù in fanteria, ai palinuresi toccava la Marina militare.

La vita avventurosa di Mauro Scarpati viene raccontata con partecipazione ed espressività dal nipote, il pescatore Domenico Scarpati (premiato lo scorso anno per il suo racconto “U Paravisu r vasciu”), testimone oculare di alcune degli avvenimenti ricordati.

Durante la seconda guerra mondiale Mauro Scarpati, detto “U Terrazzanu”, era imbarcato sul Cacciatorpediniere Vivaldi, nave che, “contesa” al largo di Cagliari da Inglesi e Teseschi, si autoaffondò. Scarpati salvò il comandante in mare, trascorrendo poi 9 notti sulla scialuppa di salvataggio, fino ad avvistare delle nuvole (ed essere sospettato di allucinazioni), mentre erano in vista della..Spagna. Fatti prigionieri, seguì il ritorno in Italia a fine guerra e il matrimonio (a Marina di Camerota). Quindi l’emigrazione in Venezuela e l’attività di commerciante. Dopo il cambio traumatico di Presidente fu arrestato e tenuto sotto “sequestro”. Il nipote ricorda le fasi drammatiche della “scomparsa” dello zio Mauro, rintracciato in un ospedale venezuelano attraverso l’aiuto della famiglia Visconti e di un cappellano militare. Lo zio fu espulso e infine rientrò in Italia.

 

Il ricordo di Mauro Graniti viene affidato alla nipote Maura Chiara, presente con il padre Massimo (premiato per un suo racconto lo scorso anno). Ultimo di 11 figli, grande miseria condivisa. Per 10 anni militare, in Marina in quanto palinurese, era sul Sottomarino Durbo, affondato nel 1940. Prigioniero negli USA per 5 anni, poi ristoratore (la passione di famiglia) ancora negli USA. Al ritorno a casa, sua sorella non lo riconobbe…Seguì l’emigrazione in Uruguay, 15 anni da cuoco. Nel 1961 il ritorno definitivo a Palinuro, con l’apertura del Ristorante Enea. Mauro morì nel 1981. I figli Massimo e Nicola gestiscono da tempo il Ristorante “Guarracino”, al Porto di Palinuro.

In chiusura, Ezio Martuscelli cita un altro palinurese, Giovanni Panetta, naturalmente soldato, prigioniero, emigrato.

 

In conclusione, una Serata in cui “pezzi di vita” sono stati portati all’attenzione dei presenti (e ora dei lettori), con stile e approccio diversi, ma sempre con rispetto ed emozione. Un tentativo, riuscito, di guardare sul retro di quelle fotografie in bianco e nero, che rimandano perlopiù sguardi fieramente malinconici.

Cento esperienze simili di vite ciascuna irripetibile.

Andrea LUISE

 

 

QUI DI SEGUITO SONO RIPRODOTTE ALCUNE FOTOGRAFIE, SCATTATE

DA GINO BOSI, CHE DOCUMENTANO ALCUNE FASI DEL CONVEGNO

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