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I Ragazzi del Sud, prima Soldati e poi Emigranti

di Paolino Vitolo

Con scelta di tempo molto appropriata, la sera del 4 novembre 2016, Anniversario della Vittoria della Grande Guerra e Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, l’Associazione Culturale Progetto Centola ha organizzato il convegno dal titolo “I ragazzi del Sud, prima Soldati poi Emigranti”, che si è svolto nella sede del Museo delle Testimonianze e della Memoria di Centola.

L’argomento del convegno ci è sembrato particolarmente appropriato, perché, al di là dell’enfasi e della giusta glorificazione con cui un evento così importante e glorioso della nostra storia è normalmente trattato, non è giusto dimenticare che proprio i giovani meridionali, già duramente provati dalla proditoria annessione e dalle vessazioni imposte dai piemontesi appena mezzo secolo prima, parteciparono, spesso loro malgrado, ad una guerra che solo in pochi erano in grado di comprendere.

Questo aspetto è stato mirabilmente evidenziato nella splendida lezione magistrale del prof. Giuseppe D’Angelo dell’Università di Salerno, che è stata il pezzo forte della serata. A questo proposito il professore ha fatto notare come paradossalmente proprio i giovani del Sud, che furono costretti ad emigrare prima della Grande Guerra a causa dell’invasione piemontese, furono quelli che parteciparono alla guerra stessa con convinzione e consapevolezza. Gli altri, quelli rimasti, che sopravvivevano in un’economia rurale e spesso precaria, non riuscirono a capire come mai dovessero abbandonare i loro campi ed i loro vecchi per combattere in terre sconosciute ed ostili, allo scopo di completare un’unità nazionale che non comprendevano.

E al loro ritorno dopo la Vittoria, essi trovarono il loro mondo stravolto e l’economia devastata. E per estrema beffa, si resero conto che gli imboscati che non erano partiti si erano arricchiti alle loro spalle. Nacque così il fenomeno della seconda emigrazione, quella dei nostri nonni, che dopo aver vinto la guerra si accorsero di aver perso la pace e furono costretti ad andarsene, alcuni per sempre.

Prima della lezione del prof. D’Angelo, il coro degli alunni dell’Istituto Comprensivo di Centola “G. Speranza”, plesso di Palinuro, diretto dalla docente Filomena Merola aveva già eseguito l’Inno nazionale italiano, con tutto il numeroso pubblico in piedi ed in commossa partecipazione.

Dopo la lezione è intervenuto il Sindaco di Centola, Carmelo Stanziola, che ha evidenziato l’importanza ed il valore della manifestazione.

Subito dopo la prima parte della serata è stata conclusa dal coro dei bambini, che hanno intonato alcune famose canzoni dell’epoca della guerra 1915-18, tra cui il coro degli Alpini e ‘O surdato ‘nnamurato. Ci è sembrata invece poco opportuna ed assolutamente fuori tema l’esecuzione di una canzone di un’epoca posteriore di oltre vent’anni al periodo oggetto del convegno. Oltre all’evidente errore cronologico, l’esecuzione di quel brano ci è sembrata assolutamente sbagliata per il semplice fatto che detto pezzo ha una precisa connotazione politica, legato ad un vergognoso periodo storico in cui la nostra Patria fu dilaniata da una guerra civile, che dovremmo solo sforzarci di dimenticare. E proprio nel giorno dedicato all’Unità Nazionale, non è giusto riaprire una dolorosa ferita di un tempo oscuro in cui l’Unità Nazionale e la Patria stessa erano morte.

Dopo i cori i bambini hanno lasciato la sala ed è iniziata la seconda parte del convegno. Sono intervenuti alcuni cittadini che hanno ricordato i loro nonni che avevano partecipato alla Grande Guerra e che erano emigrati. Le presentazioni sono state accompagnate dalla proiezione di preziose fotografie dell’epoca, che hanno contribuito a rinfrescare la memoria storica e a rinsaldare il senso di appartenenza della comunità.

Paolino Vitolo

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